sabato 4 ottobre 2008

SHEVA RIALLACCIA I FILI DEL DESTINO


SHEVA 2, IL RITORNO. Riallacciare i fili lacerati di una storia troppo bella per finire così: questa era la missione di Andriy Shevchenko e il sogno di tutti i fan rossoneri che da due anni guardavano con malinconia l'ex bomberissimo depresso e minuscolo con quella maglia blu addosso, su una fredda panchina d'Albione. La risalita inizia da Zurigo, il primo centro rossonero del nuovo Shevchenko, il primo ruggito della seconda carrieram di un campione incredibile, paollone d'oro e bomber vertiginoso, che ha rischiato di rovinarsi a trent'anni per seguire i capricci della consorte e le sirene dei petrodollari di Abramovich. Sulla sua pelle Andriy ha provato l'errore, ha sentito la nostalgia di una famiglia che pensi di poter trovare ovunque, ma quando te ne allontani ti accorgi che come stavi al Milan non stai da nessuna parte. Un mese, poco più, e l'entusiasmo londinese era finito per Andriy. Milanello, già un sogno. Due anni di speranza e finalmente il ritorno, il calore, il perdono e il primo gol, che poi vuol dire 174° da milanista. Riaperta la cacvcia al mastodontico record assoluto, quello di Gunnar Nordahl (221).

"L'HO ASPETTATO TANTO". "Un grande passo avanti per me; sono molto felice. Segnare per un attaccante è sempre importante. Sono davvero contento - ha aggiunto -. Tutti sapevano che per me questo gol era importante, lo cercavo tanto dopo due anni di assenza e mi dà una grande carica. È veramente un bel momento, anche per la squadra". La sua storia in rossonero parla coi numeri. Arrivato bambino da 5 stagioni super nella Dinamo Kiev, Andriy al primo colpo segnò 29 reti, di cui 24 in campionato: il Milan arrivò terzo, ma tanto bastò a vincere la classifica cannonieri. Nel 2000/01 Sheva giunse addirittura a quota 34. Qualche infortunio lo penalizzò nelle due annate successive, chiuse comunque con bottini lussuosi: 17 centri nel 2002, 10 nel 2003.

LA GRANDEUR. Già, 10: un numero che nasconde tante belle cose. Innanzitutto la sua maturazione da stellina di un Milan piccolo a star e uomo squadra dedito anche al gioco di sacrificio in un Milan meraviglioso ed europeo. E poi le 4 euro perle, dal guizzo che meta il Real alla freccia che graffia l'Ajax ai quarti, dal sigillo-finale nell'euroderby con l'Inter al celebre rigore di Manchester. Alla Juventus, in finale: un gol che nei 10 non rientra, ma che dà al Milan la sua sesta coppa dei campioni. Il 2003/04 è il suo anno migliore come totalità e incisività: Sheva come Van Basten, Sheva di nuovo capocannoniere di A (24 gol), Sheva che trascina con Kakà il Milan al 17° scudetto e assume la grandezza di un centravanti immarcabile, capace di sfondare di peso come agendo ai lati, autore di gol d'ogni genere e splendido terminale offensivo. Devastante. Chiude l'anno con 29 reti, sfondando i 100 rossoneri e griffando anche l'1-0 al Porto in Supercoppa. L'anno dopo, anche grazie ai gioielli contro il Barcellona, arriva il Pallone d'oro: 24 centri alla fine e tripletta in Supercoppa italiana. La sua ultima stagione è un'altra messe di reti, 28: 4 in un'unica partita, al Fenerbache. Poi l'addio e l'improvviso declino. La storia è finita li. Come se in mezzo non fosse successo nulla, ora Sheva riallaccia i fili del destino.



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