giovedì 29 gennaio 2009

NEL MONDO DI DAVID BECKHAM


David Beckham uomo del giorno in casa Milan. Il capitano della Nazionale inglese ha catturato le attenzioni della critica e l'affetto dei tifosi in sole 4 partite: ben presto gran parte di chi lo additava solo come 'figurina' e hollywoodiana comparsa sul palcoscenico della serie A ha dovuto ricredersi. C'è ancora chi si nasconde dietro un sorrisino, sia chiaro, ma sprattutto a causa del contratto 'a gettone' che Dave ha stipulato col Milan: è evidente che è strano vedere giocatori 'di passaggio', per soli 2-3 mesi, peraltro in un club di tale portata. Tuttavia il ragazzo ha voglia di grande calcio, voglia di Milan, e potrebbe dire 'no grazie' ai milioni dei Galaxy, sciogliendo il contratto che lo lega alla casa americana. Restare al Milan anche a costo di tagliarsi lo stipendio: non sarebbe il primo. E allora sì che la favola Beckham sarebbe davvero entusiasmante, perchè andrebbe a braccetto con la storia di una stagione, quella rossonera, in cui nessuno vuole smettere di pensare positivo. Beckham e il Milan vogliono vincere insieme. A maggio.

TANTA UMILTA'- Chi si aspettava un ragazzo pieno di se, glamour e poco avvezzo a certi rapporti sociali si è sbagliato di grosso: la qualità numero uno mostrata da David Beckham in questi primi tempi rossoneri è la semplicità. Si allena come uno qualsiasi e non come uno che ha vinto tutto con Manchester United e Real Madrid: e questo ai compagni piace molto. L'inglese si è infatti subito inserito alla grande nel gruppo, ride e scherza con tutti. Anche con gli assistenti di Ancelotti. Un tipo in gamba che sa farsi volere bene: l'immagine del super figo in mutande che notate per le strade delle metropoli è solo una farsa necessaria per questioni di marketing. La presenza di cotanta moglie ha solo ingigantito gli effetti del business system. Dietro lo spot ci sta un ragazzo come tanti, che ha ancora tanta voglia di giocare a pallone.

NUOVO REGISTA- In campo Beckham serve. Chi dice che l'inglese sia una mossa solo per vendere magliette si sbaglia così come si sbaglia chi lo dipinge come divo snob: Dave è un mix tra Pirlo e Gattuso, nel senso che ha le geometrie e la classe da regista del primo unite alla forza del secondo, con tutte le caratteristiche del mediano lottatore: un centrocampista più che completo dunque. Ancora una volta è errata la favola del giocatore che ha paura di sporcarsi la maglia. Grazie ai cambi di gioco chilometrici Beckham ha portato nuovissime soluzioni ad un Milan che giocava solo in un modo, cercando di offendere per linee vertiali sulle fasce. Con Dave si cambia lato del campo in maniera improvvisa, e tremendamente veloce: l'efficacia dei suoi lanci lunghi a ribaltare l'azione è marchio di fabbrica che i fans rossoneri hanno già imparato ad apprezzare. Così Beckham può rappresentare un ventaglio di soluzioni molto ampio nella rosa di Ancelotti, ricordando tra l'altro che segna molto (punizioni e non solo): 113 reti in carriera solo con le squadre di club.

ESPERIENZA- Conta anche la storia. Troppe figurine non fanno una squadra, ma un palmares denso di storia non necessariamente ti riduce a figurina. Beckham non lo è, nonostante 7 scudetti e una Champions League sulle spalle. Becks, londinese classe '75, entra presto nel Manchester United e debutta in prima squadra a 18 anni. Mister Ferguson lo manda in C a farsi le ossa, al Preston North End. Qui il giovane Dave impara a lavarsi la maglia da solo, a rispettare i compaagni, a prenderle in campo. Quello che torna allo United è un Beckham di prospettive altissime, che gioca 40 partite in tutte le competizioni e inizia a farsi conoscere come centrocampista dinamico dal cross facile. Nelle due stagioni successive l'esplosione è totale, anche in campo europeo: il biondino segna 12 gol nel '97 e 11 l'anno dopo, completando una maturazione che ora lo vede anche bravissimo in fase realizzativa. In campo nazionale lo United fa incetta di campionati, e Beckham è una delle stelle di mister Ferguson: con lui, tra gli altri, Giggs, Roy Keane, Solskjaer. Il 1998/99 è l'anno d'oro: un grandissimo Manchester vince l'ennesimo scudetto ma soprattutto si laurea campione d'Europa, strappando una Champions League soffertissima al Bayern Monaco. Il successo matura nei minuti finali, la coppa alzata al cielo incorona un Beckham ormai maturo su ogni palcoscenico internazionale. Tecnica e forza, palle recuperate e cross al bacio, discese imprevedibili e calci piazzati squisiti: un fuoriclasse completo. A dicembre arriva anche l'Intercontinentale. Purtroppo in Nazionale non arrivano le stesse fortune nel corso dei vari Mondiali ed Europei: inoltre il matrimonio con Posh Spice aumenta gossip, polemiche e leggende metropolitane di cattivo gusto attorno a Beck. Ormai al massimo livello calcistico, nel 2003 l'inglese viene chiamato dal Real Madrid per rimpolpare la colonia di Galacticos: lascia lo United dopo 394 presenze e 85 reti! In blanco i primi anni non sono facili: il numero 23 si fa apprezzare per le sue doti ormai celebri ma la squadra, questa sì piena di figurine, non convince. Ci vuole Fabio Capello, che nel 2006/07 riporta lo scudetto a Madrid. Nella stagione più sofferta di Beckham, che viene prima accantonato e poi rilanciato alla grande da don abio: l'apporto del britannico, con prestazioni super e i soliti gol su punizione, è determinante. Eppure David deve lasciare Madrid: nel periodo 'duro' aveva infatti firmato con i Los Angeles Galaxy, anticipando il finale di carriera di qualche anno a peso d'oro. Sembra il declino: prima stagione giocata solo in parte, seconda conclusa in bassa classifica e, soprattutto, senza emozioni per Dave: la chiamata del Milan ha, naturalmente, risvegliato gli ardori del ragazzino che iniziava a sgambettare nelle fila del Manchester United... CLIC: LA SCHEDA DI DAVID BECKHAM.

INGLESI- Beckham, un inglese in un club, il Milan, di chiara matrice inglese: fin troppo facile rievocare la fondazione della società, avvenuta per mano di un manipolo di appassionati britannici inglesi (assieme ad alcuni italiani) nel 1899. Tanti i giocatori di Sua Maestà che vestirono il rossonero in quei primi, eroici anni: Croom, Hoberlin, Lees, Mac, Wade, Williams, Davies, Roberts. Soprattutti ovviamente Mister Herbert Kilpin da Nottingham, il padre fondatore: giocatore poliedrico, nel Milan giocò 23 gare (tante per l'epoca) dal 1899 al 1907 vincendo tre scudetti: uno in attacco, uno a centrocampo, uno in difesa. Sempre decisivo. Il Milan si riallaccia alle sue origini nel 1961, con l'estro e la sregolatezza di Jimmy Greaves: ma il folle inglese, che tanto fa arrabbiare Nereo Rocco, pensa più alle donne e alla bottiglia che ai gol (9 in 10 partite!) e viene rispedito in patria: il 'sostituto', il brasiliano Dino Sani, sarà decisivo nella prima Coppa Campioni. Nel 1983 è la volta del disastroso Luther Blissett, anglo giamaicano che nel Watford di Elton John segnava a raffica ma in Italia diventa una barzelletta: via dopo un solo anno e 5 reti. Va meglio con la coppia Hateley-Wilkins (84/87): il primo è un gracile bomber che paga la fragilità fisica ma esalta i tifosi, soprattutto con un celebre gol di testa che graffia un derby e gli vale l'appellativo di 'collo d'acciaio'; il secondo è un ispirato regista di centrocampo, compassato e dal lancio chirurgico. Saranno il prologo al Milan di Berlusconi, e i loro eredi si chiameranno Marco Van Basten e Carlo Ancelotti.

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