La verità è che il Milan e la Juventus non possono e non riescono più a spendere come vorrebbero: la crisi si sente a tutti i livelli, e i più titolati club nazionali non possono più competere economicamente non solo con il Manchester (United, sia chiaro) e il Real Madrid, ma neppure con l'Inter del magnate Moratti. I rossoneri cercano di alzare l'entusiasmo dei tifosi per lo più con acquisti clamorosi e nomi altisonanti che però hanno dato già il meglio di sé (Rivaldo, Crespo, Vieri, gli stessi Ronaldinho e Beckham: per quanto bene essi possano fare sotto la Madonnina, sembra quasi che i loro nomi stampati sulle nuove maglie servano a coprire l'assenza di acquisti più utili per rafforzare e ringiovanire la rosa. Si è detto tutto del tesseramento di Cardacio e Viudez, che ha impedito a posteriori di poter schierare Thiago Silva già in questa stagione; ma poco si dice del 'diritto divino' che sembra garantire la presenza in campo di alcuni senatori a prescindere da molteplici fattori. Il più criticato di questi senatori è stato Seedorf, che in questa annata sta andando a corrente molto alterna. Così è naturale chiedersi perchè non giochi mai Flamini, ottimo col Werder, o perchè il bravissimo Antonini sia spesso relegato ai margini. E tornano ovvi dubbi su Gourcuff: il francesino raramente ha sfruttato le poche occasioni concessegli, ed è stato 'incolpato' dalla critica di scarso carisma. Ma a vent'anni Yoann ha diritto ad altre chance, cosa che l'onnipresenza di Seedorf - anche quando è in condizioni meno accettabili di forma - impedisce evidentemente. Lo stesso attacco è stato costruito e gestito male: nessuno poteva prevedere che Borriello impattasse in una sfortuna senza capo nè coda e terminasse la stagione prim'ancora di iniziare, ma il caso Shevchenko lascia pensare. O è davvero cotto e al tramonto, e ciò lo giudica Ancelotti in allenamento, o, inevitabilmente, il mister 'non lo vede'. Nel primo caso il Milan avrebbe dovuto avvedersene prima, o al massimo riparare a gennaio; nel secondo caso saremmo di fronte ad un caso palese di disaccordo che non può tollerarsi in un club di tale lignaggio. Un attacco ridotto a super Patinho e a nonno Inzaghi, magnifico, che comunque sa di essere un 'Altafini' part-time, non può bastare in una squadra con forti ambizioni.
venerdì 20 febbraio 2009
LE LACUNE SU CUI RIFLETTERE
La verità è che il Milan e la Juventus non possono e non riescono più a spendere come vorrebbero: la crisi si sente a tutti i livelli, e i più titolati club nazionali non possono più competere economicamente non solo con il Manchester (United, sia chiaro) e il Real Madrid, ma neppure con l'Inter del magnate Moratti. I rossoneri cercano di alzare l'entusiasmo dei tifosi per lo più con acquisti clamorosi e nomi altisonanti che però hanno dato già il meglio di sé (Rivaldo, Crespo, Vieri, gli stessi Ronaldinho e Beckham: per quanto bene essi possano fare sotto la Madonnina, sembra quasi che i loro nomi stampati sulle nuove maglie servano a coprire l'assenza di acquisti più utili per rafforzare e ringiovanire la rosa. Si è detto tutto del tesseramento di Cardacio e Viudez, che ha impedito a posteriori di poter schierare Thiago Silva già in questa stagione; ma poco si dice del 'diritto divino' che sembra garantire la presenza in campo di alcuni senatori a prescindere da molteplici fattori. Il più criticato di questi senatori è stato Seedorf, che in questa annata sta andando a corrente molto alterna. Così è naturale chiedersi perchè non giochi mai Flamini, ottimo col Werder, o perchè il bravissimo Antonini sia spesso relegato ai margini. E tornano ovvi dubbi su Gourcuff: il francesino raramente ha sfruttato le poche occasioni concessegli, ed è stato 'incolpato' dalla critica di scarso carisma. Ma a vent'anni Yoann ha diritto ad altre chance, cosa che l'onnipresenza di Seedorf - anche quando è in condizioni meno accettabili di forma - impedisce evidentemente. Lo stesso attacco è stato costruito e gestito male: nessuno poteva prevedere che Borriello impattasse in una sfortuna senza capo nè coda e terminasse la stagione prim'ancora di iniziare, ma il caso Shevchenko lascia pensare. O è davvero cotto e al tramonto, e ciò lo giudica Ancelotti in allenamento, o, inevitabilmente, il mister 'non lo vede'. Nel primo caso il Milan avrebbe dovuto avvedersene prima, o al massimo riparare a gennaio; nel secondo caso saremmo di fronte ad un caso palese di disaccordo che non può tollerarsi in un club di tale lignaggio. Un attacco ridotto a super Patinho e a nonno Inzaghi, magnifico, che comunque sa di essere un 'Altafini' part-time, non può bastare in una squadra con forti ambizioni.
MILANSTORY: LOUIS VAN HEGE
LOUIS VAN HEGE è stato uno degli attaccanti più straordinari mai passati in Italia: la sua unica colpa, oltre che ad un Milan poco vincente, è quella di essere vissuto nella preistoria del football: se ci fossero state delle immagini a poterlo tramandare ai posteri, godrebbe di una considerazione illimitata vista la grandiosità del suo repertorio, la completezza del suo essere attaccante e la spaventosa messe di reti contabilizzate nei suoi 7 anni rossoneri. Belga, Van Hege nasce a Bruxelles l'8 maggio 1889. Il gol ce l'ha nel sangue, tanto che entra giovanissimo nell'Union St Gilloise. Con i gialloblù assume a livelli di cannoniere internazionale, riscuotendo successi a grandi latitudini. Tanto che il grande Milan decide di metterlo sotto contratto nel 1910, dopo un'amichevole col suo club. Dettaglio non trascurabile: Van Hege non giocò quella gara, quindi la sua fama era già ben conosciuta nella lontana Italia! Van Hege veste dunque con orgoglio la maglia rossonera e incanta fin da subito, con 19 reti in sole 16 partite alla prima stagione. Sono anni difficili per il Milan, con una difesa un pò troppo allegra e un destino segnato nella tragedia (sportiva), se non fosse stato per van Hege. Lo chiamavano "Pallido Saettante", a causa del suo candore cutaneo e soprattutto per merito delle sue azioni folgoranti, scintillanti. Un bomber universale, che sfruttava il fisico minuto per schizzare come una pallina da tennis. Infatti era dotato di un dribbling rapido che lo rendeva pressochè imprendibile, e quando si trovava la palla tra i piedi era letale: potente, preciso. Le sue medie realizzative sono state sempre da capogiro, basta guardare il suo curriculum: 18 perle in 17 gare al secondo anno, 17 in 18 al terzo, e il meglio doveva ancora venire! Van Hege era la griffe che donava prestigio al Milan, invitato ovunque a disputare amichevoli per esprre il suo gioiello: come per l'inaugurazione del campo del Bologna (e Van Hege quella volta infilò 7 reti tutte d'un fiato!), o come per la tourneè in Belgio, con i tifosi del RC Halinoi che salutarono tra gli applausi la vittoria del Milan e le gesta del loro connazionale. Van Hege era la palesazione del gol, segnava praticamente sempre, non disdegnava le doppiette, adorava le triplette e a volte si concedeva il lusso sfrenato di conteggiare cinque reti in una partita. Un uragano implacabile, senza freni. Fu anche capitano del milan. Arrivò con Max Tobias, altro belga e altro bomber sublime, poi giocò con tantissimi partner, e al suo fianco tutti brillavano e segnavano con prolifictà: merito delle sue sponde, delle aperture, degli assit che regalava, forte dell'incredibile poliedricità delle sue doti. Medie realizzative pazzesche lo portarono a realizzare 21 gol in 17 gare nel 1914, e 22 (in 20 match) l'anno successivo; alla testa dell'attacco rossonero giocò alla grande queste prime 5 stagioni, mentre nelle ultime due, con la guerra mondiale in corso e i campionati che saltavano, raccolse 3 gare e un gol: la storia, insomma, era già fatta. Van Hege era impiegato alla Pirelli di Milano, visto che Pirelli era il presidente del Milan; quando al pomeriggio usciva dall'ufficio, in giacca e cravatta raggiungeva il campo di allenamento (all'Acquabella) correndo senza mai fermarsi dietro ai tram! Serio, disciplinato, mise insieme complessivamente un bottino di 98 reti in 91 partite col Milan. In piena guerra fu richiamato in patria e lasciò gli amati colori rossoneri salutando i compagni piangendo. Sì, piangeva Luis: sullo scudo di Milano che ornava le strisce rossonere colavano le lacrime del bomber. Il conflitto passò, lui per raccogliere fondi benefici tornò in Italia con una raccolta nazionale e giocò 2 amichevoli contro Italia e Milan. Divenne rappresentante della Pirelli in Belgio, e stella dell'Anderlecht di Bruxelles, la più titolata squadra belga di sempre; con lui in attacco brillava Venerino Papa, altro ex rossonero inviato nelle Fiandre come rappresentante Pirelli. Nel 1920, col Belgio, vinse un oro olimpico da capitano. Non dimenticò mai il suo Milan, fino alla sua morte. Che lo consacrò nella leggenda rossonera. La scheda di Van Hege.
MILANSTORY- 1910/1911: ARRIVA VAN HEGE
IL CAMPIONATO si articola in due gironi regionali con finale tra le vincenti. Il Milan è nel girone ligure-lombardo-piemontese, quello più tosto. Viene allestita una squadra fortissima, che però termina seconda: in finale va la Pro Vercelli, che batte il Vicenza. Gli acquisti più pregiati sono quelli che riguardano due attaccanti belgi, due bomber stellari dalla grande fama internazionale. Provengono dall'Union St. Gilloise e sono Max Tobias e Luis Van Hege. Tobias viene immediatamente nominato capitano, mentre Van Hege entra sin da subito nella storia rossonera: in 7 stagioni segnerà la bellezza di 98 gol in 91 partite!!
IN PORTA si piazza Barbieri, in difesa il fenomenale De Vecchi è affiancato dall'efficace Sala, che a metà stagione si alterna con Trerè II, tornato dall'Ausonia. A centrocampo, il cavallo di ritorno Rizzi (ex bomber dell'ultimo scudetto, nel frattempo stella anch'egli dell'Ausonia), la roccia Scarioni e Carrer. Pronti a subentrare, Bontadini (il terzo ex Ausonia) o Julio Bavastro, primo sudamericano in rossonero: è uruguayano di Paysandù, ha 17 anni ed è una mezzala tecnicissima e dal dribbling ubriacante. L'attacco è atomico: Lana e Cevenini I, bomber della Nazionale azzurra, si completano alla perfezione con Tobias e Van Hege, gli alfieri del Belgio che sono dei diavoli scatenati nella loro famelica ricerca del gol. Il loro potenziale si scatena sin da subito, in casa del Genoa: 3-0, doppietta di Van Hege e gol di Tobias. Dopo lo 0-0 con la Pro Vercelli il Milan travolge l'USM per 6-3. La gara è emozionante, il Milan passa su autogol e subisce il pari, poi capitan Tobias segna il 2-1; Cevenini va a bersaglio con la sua potenza, Van Hege insiste da rigore, Bontadini dilaga; gli avversari accorciano con due reti, nel mezzo Cevenini griffa ancora il match. Il Milan, lanciato, va in casa della Juventus. Van Hege brilla come un astro, elegante e rapido come una pantera: l'esile bomber belga sigla il vantaggio, il solito Cevenini sigilla il 2-0 a domicilio, ed è ora di derby. Dopo i terribili ko dell'anno prima, il Milan trama vendetta. Ed è un altro 2-0, tutto belga: il duo atomico Van Hege-Tobias è micidiale, implacabile, letale. I due si intendono a meraviglia, si cercano e fanno valere il loro fiuto assoluto, la loro classe superiore. Una doppietta di Van Hege piega anche il Genoa. Dopo un periodo di flessione (4 ko e un pari), il Milan riprende a vincere, dando riposo al terzino Sala rilevato da Trerè: ancora sulla Juve (3-0, Van Hege e doppietta di Cevenini) e nuovamente sull'Inter, travolta per 6-3: festa del gol. Apre Tobias dal dischetto, l'Inter pareggia e va in vantaggio ma Van Hege pareggia. Ancora Tobias porta i rossoneri in vantaggio, poi Van Hege, Cerrer e Lana dilagano. La partita successiva è un altra goleada, sul Torino: 5-2 con doppietta di un infinito Tobias e i gol di Cevenini, Carrer e Rizzi. Il campionato si conclude col Piemonte, con un 7-1 memorabile. Non è la doppietta di Tobias a fare scalpore. Certo, il capitano chiude con 11 reti in 16 incontri, un bottino gustoso; ma Van Hege fa storia, il professore del gol ne realizza cinque (5!) chiudendo con 19 centri complessivi spalmati in 16 gare! Una coppia offensiva coi fiocchi, ben completata da Cevenini (7 gol) e Lana (2 reti). De Vecchi è il leader difensivo (16 gare), dove anche Guido Moda, grande difensore dello scudetto, da il suo piccolo contributo (5 presenze). In squadra si vedono anche Bovati, Attilio Colombo, Ermolli, l'italo argentino Lovati e Piazza. SECONDO POSTO finale dunque, anche se con un attacco di tale portata i tifosi hanno tutto il diritto di sognare in grande.Sopra, Van Hege. Sotto, Tobias.
OBBIETTIVO SU... LOUIS VAN HEGE. LOUIS VAN HEGE è stato uno degli attaccanti più straordinari mai passati in Italia: la sua unica colpa, oltre che ad un Milan poco vincente, è quella di essere vissuto nella preistoria del football: se ci fossero state delle immagini a poterlo tramandare ai posteri, godrebbe di una considerazione illimitata vista la grandiosità del suo repertorio, la completezza del suo essere attaccante e la spaventosa messe di reti contabilizzate nei suoi 7 anni rossoneri.
MILANSTORY: RENZO DE VECCHI
DOPO KILPIN, DE VECCHI. Milanesissimo, Renzo De Vecchi entra nel Milan da giovanissimo, spinto dal papà tifoso rossonero. E giovanissimo, a soli 15 anni, debutta in prima squadra, brillando subito per personalità, classe, efficacia. De Vecchi è un terzino sublime, fortissimo dietro nei contrasti, nei recuperi, negli anticipi, nel governare la difesa. Un campione che a 16 anni già debutta in Nzionale, in un tragico 1-6 subito in Ungheria. Renzo naturalmente fu il migliore in campo. De Vecchi debutta in rossonero nel 1909/10 e gioca 15 gare, segnando pure 2 gol. L'anno dopo segna la sua grandissima consacrazione. Renzo gioca 16 gare, è continuo, costante e rispettato da compagni e avversari nonostante la giovanissima età. Nel corso del suo terzo campionato rossonero si prese la briga di battere anche i rigori, toccando quota 4 gol. Un giornalista, vedendo le sue giocate pazzesche lo ribattezzò "Figlio di Dio", e ben presto i tifosi lo iniziarono a chiamare sempre così. Era già una bandiera rossonera, e del resto il suo cuore era pregno di passione milanista. Per il Milan avrebbe sputato sangue, in campo dava tutto e soffriva nel vedere la squadra che non riusciva a ripetere i successi dell'era Kilpin. Alla fine del 1913, a 19 anni, era già un monumento del calcio italiano. Venerato, stimato. Tanto che il Genoa gli offrì un contratto ricchissimo, oltre che un posto di lavoro garantito; in rossoblù giocava anche Mariani, suo ex compagno nel Milan, che lo convinse a lasciare la maglia rossonera: fu cos' che i tifosi, scioccati, videro il loro idolo trasferirsi in Liguria. Durante il periodo bellico, richiamato alle armi, vestì la maglia del Brescia, poi tornò presto in rossoblù. Col Genoa De Vecchi entrò nelle leggenda, vincendo ben 3 scudetti e militando con onore per ben 17 stagioni. Un mito rossoblù, che fino a 35 anni giocò a livelli altissimi incantando sempre non solo per la sua tecnica ma anche per la correttezza estrema: è stato espulso una sola volta. A fine carriera, dopo la bellezza di 43 gare in Nazionale (un record per l'epoca), fonda il celebre "Almanacco Illustrato del Calcio Italiano", ancora oggi una bibbia per gli appassionati di calcio. De Vecchi si è spento nel 1967, dopo aver rifiutato fino all'ultimo le proposte del Milan di diventare suo osservatore: aveva paura di segnalare qualche bidone ai colori della sua vita. La scheda di De Vecchi.
MILANSTORY- 1909/1910: TROPPA CONFUSIONE
La foto, scattata all'Arena, mostra la squadra "in formazione". Accanto alla squadra, a sinistra con la bombetta Mr. Alfred Edwards, il Presidente ed a destra, con le mani in tasca, Giannino Camperio. In piedi da sinistra: Sala, Barbieri e De Vecchi. In ginocchio: Attilio Colombo, Scarioni, Diment. Seduti: Carrer, Bosshard, Cevenini I, Lana, Mariani.
CAMPIONATO con 9 squadre in un gironcino unico. Il Milan debutta in casa con l'Ausonia dell'ex Rizzi, e vince 2-1 con doppietta di Lana. In rossonero debutta un terzino quindicenne dai piedi fatati e dagli interventi... paradisiaci, che presto diverrà per tutti i tifosi "il figlio di Dio": è Renzo De Vecchi, milanese purosangue e da sempre milanista sfegatato, che un tampo si divertiva a far infuriare Kilpin in allenamento. Debutta pure Aldo Cevenini, un bomber straripante che giocherà col Milan, in due riprese, tra 1909 e 1919. Il suo score dirà 84 partite e 73 gol, qualcosa di mostruoso. Che però colpisce meno della storia della famiglia Cevenini, una dinastia di calciatori: 5 fratelli che intrecciano continuamente le loro carriere tra Milan ed Inter. Il Milan vive però una stagione difficile, gli infortuni prima e lo scoramento poi intaccano ogni aspettativa. In porta inizia Heim, poi ci va Barbieri; per 2 gare tocca ad Attilio Colombo, quindi a Mac Cormack, a Gaslini, Ott, ancora Barbieri, ancora Gaslini: insomma, una confusione incredibile, senza trovare il giocatore giusto da mettere tra i pali. Sconfitto dall'USM, il Milan subisce la prima disfatta in casa del Torino: 2-6 con 5 gol di uno scatenato Lang. Per i rossoneri, in gol baby De Vecchi. Il match con l'Andrea Doria (4-4) è annullato per tafferugli tra i tifosi (già allora!), poi il Milan infila due vittorie firmate Edoardo Mariani (entrambe per 1-0) ma perde senza appello con la pro Vercelli e, 2 volte, con la Juve del grande ex Heuberger. Il ritorno con l'Ausonia dell'ex Trerè II e di Bontadini termina 2-2 (Carrer e Brioschi), ma il peggio deve ancora arrivare: ko col Torino, 0-4 con la Pro e due derby da incubo: vince l'Inter, entrambi, ma è terribile digerire uno 0-5 prima e un 1-5 poi. E' un Milan da brividi, che solo per meriti... dell'Andrea Doria chiude la stagione vincendo a Genova per 7-1: brillano le doppiette di Carrer e Brioschi. Gustavo Carrer è un attaccante, e indicativo è il fatto che chiude la stagione con 13 presenze e 3 gol. Stesso bottino per l'estroso Edoardo Mariani (però in 12 gare). Cannoniere stagionale è Achille Brioschi, che infila 5 gol in 10 match. Brioschi viene alternato a Lana, che realizza 3 reti. Solo un centro per Cevenini. Vera attrazione della stagione è Renzo De Vecchi, il ragazzino che diventa l'idolo di compagni e supporter. Gioca più di tutti (15 gare su 16), brilla come terzino e segna pure 2 gol a soli 16 anni. Il suo futuro è segnato, sarà un grandissimo. In difesa, con De Vecchi, si alternano la bandiera Moda e il sempre più promettente Marco Sala. In mezzo Scarioni è un trascinatore, affiancato dallo svizzero Otto Mayer. Qualche partita anche per Jack Diment (5), il grande Bosshard, Ermolli, Heim, Hunziker, Thomas, Ott, Pedroni II e Vittorio Pozzo (1 gettone) che diventerà commissario tecnico della Nazionale azzurra campione del mondo nel 1930 e nel 1934. Il Milan chiude sesto con 6 vittorie, 1 pari e ben 9 sconfitte. Vincono i cuginastri contro la Pro Vercelli che, per proteste varie schiera la squadra dei ragazzini...
OBBIETTIVO SU.. RENZO DE VECCHI. DOPO KILPIN, DE VECCHI. Milanesissimo, Renzo De Vecchi entra nel Milan da giovanissimo, spinto dal papà tifoso rossonero. E giovanissimo, a soli 15 anni, debutta in prima squadra, brillando subito per personalità, classe, efficacia. De Vecchi è un terzino sublime, fortissimo dietro nei contrasti, nei recuperi, negli anticipi, nel governare la difesa.
Una romantica posa del Milan 1909-10. In piedi da sinistra: Mayer, A. Colombo, Sala Heim, Renzo De Vecchi, Lana. In ginocchio da sinistra Scarioni e Diment. Seduti Carrer, Brioschi, e Cevenini I.
giovedì 19 febbraio 2009
WERDER BREMA-MILAN 1-1 (C. UEFA, SEDICESIMI)
DIEGO RISPONDE A PIPPO

BREMA (Germania). Tornano le notti europee e i gol di Pippo Inzaghi, ma non è la Champions e non è il Milan dei tempi migliori: i rossoneri tengono l'1-0 fino alla fine, soffrono e si fanno agguantare in extremis da Diego. La qualificazione è rimandata di sette giorni. Ancelotti schiera Dida in porta e Senderos al fianco di Kaladze, con Bonera a destra e Zambrotta dirottato a sinistra: lo svizzero, proprio in avvio, è autore di tre svarioni clamorosi con cui si perde l'avversario, ma crescerà di efficacia con lo scorrere dei minuti. A centrocampo capitan Ambrosini, Pirlo e Flamini in luogo dell'acciaccato Beckham. Ancora spazio a Ronaldinho, che però incappa in una serata di opacità, al fianco di Seedorf dietro a Inzaghi unica punta. L'avvio del Werder mette subito all'angolo il Milan, che però a metà primo tempo inizia a far girar palla e prende il comando dei giochi. Legittimo il vantaggio dei rossoneri, sancito da una rapina del vorace Inzaghi, che beffa sul rimpallo Mertesacker e capitalizza l'ottimo cross di un propositivo Flamini. Il francese ha giocato la miglior partita in rossonero, combattivo e sempre nel vivo. Per Superpippo è il gol numero 66 nelle coppe europee, a 3 passi dal record assoluto di Gerd Muller, e il quinto in una stagione in cui Ancelotti lo sta utilizzando pochissimo. Purtroppo il Werder nella ripresa alza la voce e il Milan si fa bistrattare quasi impotente: solo Inzaghi scuote la traversa e sfiora il 2-0, mentre Ronaldinho si limita a qualche giocata deliziosa ma da fermo e senza contesto nel match. Bisogna sottolineare la prova arrembante di Zambrotta sulla sinistra, anche se nel finale è stato il Werder a mettersi in luce. Nell'assedio dei tedeschi arriva il pareggio di Diego a 6 minuti dalla fine, con una conclusione in mischia su cui si poteva chiudere meglio. Ci rivediamo a San Siro. Milan, le lacune su cui riflettere.


LE PAGELLE

DIDA 5,5 Non viene chiamato a grossi interventi, ma sul gol di Diego poteva perlomeno provare il tuffo. BONERA 6,5 Prova eccellente di Daniele, che non è un terzino, sulla fascia destra. Preciso e puntuale in fase difensiva. SENDEROS 5,5 I buchi concessi in avvio -almeno tre- sono da matita rossa. Si riscatta via via, assumendo più solidità. FAVALLI 6 Non si vede quasi mai, e questo per un difensore è indice di precisione e ordine. ZAMBROTTA 6,5 Assolutamente dirompente con le sue discese sulla sinistra: è lo Zambrotta che vorremo vedere sempre. PIRLO 5,5 Anche lui si vede pochino, però a differenza di Favalli è lui che dovrebbe accendere la luce. FLAMINI 6,5 Gran bella partita di solidià e qualità per Mathieu. Il francese sfrutta l'occasione per mettere in mostra un buon recupero palla, discrete doti da lottatore e anche il cross gol per Inzaghi. AMBROSINI 6 Lotta Massimo, con la fascia di capitano al braccio, e non si risparmia mai. SEEDORF 6 Clarence si muove per il campo trotterellando e cercando di cucire attacco e centrocampo. Corre tantissimo, e in certi frangenti esibisce anche una velocità insospettabile. Però nel computo finale non riesce a dare al match la svolta che vorrebbe. (JANKULOVSKI sv) RONALDINHO 5,5 Dinho si vede solo in occasione di qualche tocco pregevole da fermo (BECKHAM sv). INZAGHI 6,5 E sono 66: Pippo invecchia, gli anni passano e le panchine aumentano, per un cannoniere che oggi gioca part-time, 'alla Altafini': ma le reti in coppa non mancano mai, perchè Alta Tensione nelle notti europee si esalta. E sfiora pure la doppietta, scheggiando i legni della porta di Wiese. WERDER BREMA-MILAN 1-1. MARCATORI: Inzaghi (M) al 36’ p.t.; Diego (W) al 39’ s.t. WERDER (4-3-1-2): Wiese; Fritz (Harnik dal 29’ s.t.), Mertesacker, Naldo, Boenisch; Tziolis, Baumann (Jensen dal 17’ s.t.), Ozil; Diego; Hugo Almeida, Pizarro. (Vander, Pasanen, Rosenberg, Prodl, Niemeyer). All: Schaaf. MILAN (4-3-2-1): Dida; Bonera, Senderos, Favalli, Zambrotta; Flamini, Pirlo, Ambrosini; Seedorf (Jankulovski dal 41’ s.t.), Ronaldinho (Beckham dal 44’ s.t.); Inzaghi. (Abbiati, Maldini, Kaladze, Darmian, Antonini). All: Ancelotti. ARBITRO: Dean (Inghilterra). NOTE: spettatori 30 mila circa. Ammoniti: Ambrosini, Flamin, Naldo e Diego per gioco scorretto. Angoli 4-3. Recuperi 1’ p.t.; 3’ s.t.

CANNONIERI ROSSONERI: 13 GOL PATO (11 in campionato/ 2 in UEFA/ 0 in coppa Italia). 11 GOL: KAKA' (11/0/0). 9 GOL: RONALDINHO (7/2/0). 5 GOL: INZAGHI (2/3/0). 4 GOL: AMBROSINI (3/1/0). 3 GOL: SEEDORF (3/0/0). 2 GOL: BECKHAM (2/0/0), BORRIELLO (1/1/0), SHEVCHENKO (0/1/1). 1 GOL: ZAMBROTTA (1/0/0), JANKULOVSKI (0/1/0), GATTUSO (0/1/0).


COMMENTI A CALDO

BREMA - Così Mister Carlo Ancelotti al termine di Werder Brema-Milan 1-1: "Abbiamo giocato una buona gara, sofferta sì, ma soffrire in certe partite è normale. Abbiamo vissuto la stessa situazione già vista contro l'Inter sulle palle alte, purtroppo abbiamo preso un gol in fotocopia. Comunque è andata bene nonostante l'inferiorità di peso. E anche il risultato è buono, ci giochiamo tutto al ritorno a San Siro, io guardo avanti con ottimismo". "Nel primo tempo c'era spazio sulle fasce, siamo riusciti a sfondare bene sui lati. Nella ripresa abbiamo invece sofferto di più, un po' di stanchezza ci ha sicuramente condizionati. Abbiamo sofferto su qualche pallone lungo in più, non siamo più riusciti a ripartire come avremmo voluto; comunque la realtà è che non abbiamo corso nessun grande rischio se non su calcio piazzato, perchè siamo riusciti a rimanere ben disposti in campo". "Tutta la squadra ha fatto bene, ha lottato su ogni pallone, ha sofferto insieme nel finale. Pippo è stato bravissimo a farsi trovare pronto sul gol. Nel primo tempo ha avuto più opportunità perchè è stato supportato di più, poi, nella ripresa, è stata bellissima la giocata di Seedorf per lui: peccato che abbia colpito la traversa". "E ora il Cagliari: Pato domenica ci sarà sicuramente, speriamo di recuperare anche Kakà".lunedì 16 febbraio 2009
INTER-MILAN 2-1 (SERIE A, 24a GIORNATA)
MILAN ULTIMA FERMATA


L'Inter vince il derby, non basta il gol di Pato: a meno 11 punti dai cugini il discorso scudetto sembra ormai davvero compromesso.
MILANO. Ultimo derby amarissimo per Paolo Maldini, capitano di mille battaglie. Salutato con onore anche dai tifosi nerazzurri, cuore di Drago vede chiudersi in faccia il discorso scudetto con una prova maiuscola dell'Inter, che in un primo tempo arrembante mozza le speranze del Milan con un perentorio 2-0. Nella ripresa la veemente reazione rossonera, trainata da un Ronaldinho scatenato, non è stata sufficiente a far tremare la corazzata di Mourinho: al gol di Pato, tap in su assist di Jankulovski, è seguito l'ingresso di Pippo Inzaghi, il quale ha avuto più volte il pallone del pari: in uno'occasione lo ha anche infilato in rete con spettacolare conclusione, ma in evidente fuorigioco. Entrambe le squadre, soprattutto l'Inter, hanno sciupato una messe di gol straripante: in tal direzione vanno sottolineate le esibizioni da applausi dei due portieri. Ancelotti, che deve rinunciare a Kakà e allo squalificato Bonera, rilancia Dinho con Seedorf dietro a Pato e rispolvera il recuperato Kaladze al fianco di Maldini in difesa, con Beckham-Pirlo-Ambrosini in mezzo. L'Inter inizia decisamente meglio, e il primo sussulto lo smorza Ambrosini al '18 con un tackle disperato su Stankovic a distanza ravvicinata con Abbiati. E' il preludio al discusso vantaggio nerazzurro: palla scaraventata in area da Maicon, Maldini è in ritardo su Adriano che colpisce male di testa, accompagnando la palla nell’angolo con un tocco di braccio ('29). Deviazione involontaria, ma determinante per la traiettoria della palla. Julio Cesar si prende le telecamere intervenendo poco dopo su Pato, ma l'Inter va a prendersi il raddoppio grazie ad uno svarione di Kaladze: sulla punizione di Muntari il georgiano salta a vuoto su Ibra, Stankovic arriva da dietro e fulmina Abbiati con il destro ('43). Uno a due micidiale che fulmina il Milan. Il Milan chiude il primo tempo con un svantaggio doppio sostanzialmente per due motivi: il primo è la mancanza di sviluppo verticale nel gioco; il secondo la colpevole incertezza in difesa. Eppure all’inizio Jankulovski e Zambrotta si fanno apprezzare per la qualità degli inserimenti; Pato e Seedorf scambiano in velocità superando il marcatore diretto con relativa facilità; Dinho si fa notare con un paio di tocchi di prima per Pato, per dei dribbling ad alta velocità che ricordano gli anni di Barcellona, per dei lanci lunghi precisi e al bacio. Superiorità territoriale, ma inefficace. E l’Inter, quando riparte, fa malissimo. La ripresa ricomincia e ricomincia la serata dei fantasmi per Kaladze: Adriano lo divora, lui va a farfalle e solo l'imprecisione colossale del tiro del brasiliano grazia Abbiati. L'ingresso di Inzaghi infiamma il derby negli ultimi 20 minuti. Il Milan assedia, e accorcia con Pato che di piattone infila il pallone crossato da Jankulovski. Bella l'idea di Ronaldinho, che lancia l'inserimento del ceco. L'assedio rossonero porta un grande intervento di Julio Cesar su inserimento laterale di Inzaghi, oltre al citato gol in fuorigioco del bomber; anche Abbiati si supera (su Adriano), mentre sempre Inzaghi reclama un rigore per una 'cintura' di Chivu in area; Mourinho si difende con sei in linea, Inzaghi prova l'ultimo affondo con una bella conclusione, ma dopo '4 di recupero Rosetti fischia la fine e consegna, di fatto, lo scudetto all'Inter.
MILANO. Ultimo derby amarissimo per Paolo Maldini, capitano di mille battaglie. Salutato con onore anche dai tifosi nerazzurri, cuore di Drago vede chiudersi in faccia il discorso scudetto con una prova maiuscola dell'Inter, che in un primo tempo arrembante mozza le speranze del Milan con un perentorio 2-0. Nella ripresa la veemente reazione rossonera, trainata da un Ronaldinho scatenato, non è stata sufficiente a far tremare la corazzata di Mourinho: al gol di Pato, tap in su assist di Jankulovski, è seguito l'ingresso di Pippo Inzaghi, il quale ha avuto più volte il pallone del pari: in uno'occasione lo ha anche infilato in rete con spettacolare conclusione, ma in evidente fuorigioco. Entrambe le squadre, soprattutto l'Inter, hanno sciupato una messe di gol straripante: in tal direzione vanno sottolineate le esibizioni da applausi dei due portieri. Ancelotti, che deve rinunciare a Kakà e allo squalificato Bonera, rilancia Dinho con Seedorf dietro a Pato e rispolvera il recuperato Kaladze al fianco di Maldini in difesa, con Beckham-Pirlo-Ambrosini in mezzo. L'Inter inizia decisamente meglio, e il primo sussulto lo smorza Ambrosini al '18 con un tackle disperato su Stankovic a distanza ravvicinata con Abbiati. E' il preludio al discusso vantaggio nerazzurro: palla scaraventata in area da Maicon, Maldini è in ritardo su Adriano che colpisce male di testa, accompagnando la palla nell’angolo con un tocco di braccio ('29). Deviazione involontaria, ma determinante per la traiettoria della palla. Julio Cesar si prende le telecamere intervenendo poco dopo su Pato, ma l'Inter va a prendersi il raddoppio grazie ad uno svarione di Kaladze: sulla punizione di Muntari il georgiano salta a vuoto su Ibra, Stankovic arriva da dietro e fulmina Abbiati con il destro ('43). Uno a due micidiale che fulmina il Milan. Il Milan chiude il primo tempo con un svantaggio doppio sostanzialmente per due motivi: il primo è la mancanza di sviluppo verticale nel gioco; il secondo la colpevole incertezza in difesa. Eppure all’inizio Jankulovski e Zambrotta si fanno apprezzare per la qualità degli inserimenti; Pato e Seedorf scambiano in velocità superando il marcatore diretto con relativa facilità; Dinho si fa notare con un paio di tocchi di prima per Pato, per dei dribbling ad alta velocità che ricordano gli anni di Barcellona, per dei lanci lunghi precisi e al bacio. Superiorità territoriale, ma inefficace. E l’Inter, quando riparte, fa malissimo. La ripresa ricomincia e ricomincia la serata dei fantasmi per Kaladze: Adriano lo divora, lui va a farfalle e solo l'imprecisione colossale del tiro del brasiliano grazia Abbiati. L'ingresso di Inzaghi infiamma il derby negli ultimi 20 minuti. Il Milan assedia, e accorcia con Pato che di piattone infila il pallone crossato da Jankulovski. Bella l'idea di Ronaldinho, che lancia l'inserimento del ceco. L'assedio rossonero porta un grande intervento di Julio Cesar su inserimento laterale di Inzaghi, oltre al citato gol in fuorigioco del bomber; anche Abbiati si supera (su Adriano), mentre sempre Inzaghi reclama un rigore per una 'cintura' di Chivu in area; Mourinho si difende con sei in linea, Inzaghi prova l'ultimo affondo con una bella conclusione, ma dopo '4 di recupero Rosetti fischia la fine e consegna, di fatto, lo scudetto all'Inter.
INTER-MILAN 2-1. MARCATORI: Adriano (I) al 29’, Stankovic (I) al 43’ p.t., Pato (M) al 26’ s.t. INTER (4-3-1-2): Julio Cesar; Maicon, Samuel, Chivu, Santon; Zanetti, Cambiasso, Muntari (dal 43’ s.t. Maxwell); Stankovic (dal 38’ s.t. Burdisso); Ibrahimovic, Adriano (dal 35’ s.t. Vieira). (Toldo, Cordoba, Figo, Cruz). All. Mourinho. MILAN (4-3-2-1): Abbiati; Zambrotta, Maldini, Kaladze (dal 32’ s.t. Senderos), Jankulovski; Beckham (dal 12’ s.t. F. Inzaghi), Pirlo, Ambrosini; Seedorf, Ronaldinho; Pato. (Dida, Antonini, Flamini, Emerson). All. Ancelotti. ARBITRO: Rosetti (Calcagno-Ayroldi) NOTE: serata umida, campo in buone condizioni, completamente rizollato prima del derby, spettatori 80mila (stadio Meazza esaurito) per un incasso di 2.584.283,49 euro circa. Ammoniti: Ambrosini (M) al 45’ p.t., Samuel (I) al 1’, Cambiasso (I) al 24’, Burdisso (I) al 39’ s.t. per gioco scorretto, Chivu (I) per c.n.r. Angoli: 6-7. Recuperi: 1' p.t. 4' s.t.



CANNONIERI ROSSONERI: 13 GOL PATO (11 in campionato/ 2 in UEFA/ 0 in coppa Italia). 11 GOL: KAKA' (11/0/0). 9 GOL: RONALDINHO (7/2/0). 4 GOL: AMBROSINI (3/1/0), INZAGHI (2/2/0). 3 GOL: SEEDORF (3/0/0). 2 GOL: BECKHAM (2/0/0), BORRIELLO (1/1/0), SHEVCHENKO (0/1/1). 1 GOL: ZAMBROTTA (1/0/0), JANKULOVSKI (0/1/0), GATTUSO (0/1/0).


CLASSIFICA SERIE A

CLARENCE SEEDORF: "Il campionato per noi non è chiuso. E' vero undici punti sono tanti, siamo realisti, ma noi dobbiamo sempre puntare in alto, poi vedremo cosa succede. Se vinceranno loro lo scudetto sarà merito loro. Sul gol di Adriano credo sia giusto introdurre la moviola in campo in modo da poter valutare situazioni simili. Nel corso del campinato l'Inter ha fatto meglio perchè è riuscita ad ottenre risultati più costanti, ma negli scontri diretti siamo pari. All'andata abbiamo vinto noi e stasera loro. Fino ad adesso sono stati certamente più bravi a vincere certe partite che sulla carta sembravano facili, a differenza nostra."

LE PAGELLE

ABBIATI 7 I gol non sono colpa sua ma dei suo i difensori: e Cristian quando ci deve mettere del suo diventa Sant'Abbiati. Tra due-tre interventi miracolosi, a volo d'angelo o palla a terra, premiarne uno in particolare è difficile. ZAMBROTTA 6 Cerca di spingere e mettere palloni in mezzo; ma Pato può fare poco, solo soletto in area. MALDINI 5,5 La leggenda all'ultimo derby. Purtroppo pesa sulla coscienza il gol dell'1-0: Adriano se lo perde lui. KALADZE 4 Un disastro. A vuoto su Ibrahimovic nel 2-0, spesso in contro tempo e in ritardo sugli affondi dei nerazzurri. Assente da tanto tempo, diventa un voragine da perforare e ridicolizzare (SENDEROS sv). JANKULOVSKI 6 Contro Maicon è sempre dura: Marek almeno pennella il cross gol per Pato, guadagnandosi mezzo punto in più: dalla sua parte in fase difensiva c'era spesso sfondamento facile. PIRLO 5 Non accende mai la luce, si vede pochissimo. E calcia pure male certe punizioni al bacio epr Berckham o Dinho, quando lui non ne segna una da parecchio tempo. BECKHAM 6 Niente di straordinario, stavolta, ma parecchia determinazione. Deve lasciare il campo per un risentimento. AMBROSINI 6 L'intervento in tackle con cui salva Abbiati in avvio è da monumento. Poi si trova a lottare nella bolgia e cerca di arginare l'Inter (INZAGHI 6 Quando c'è da buttarla dentro, si getta Inzaghi nella mischia: Pippo segna in off-side e si imbufalisce con il guardalinee con una foga che nemmeno a vent'anni; poi si rende pericoloso con un paio di concluisoni ghiotte su cui Julio Cesar è da applausi. Pippo c'è sempre). SEEDORF 6 Al di là di un paio di tiri inguarabili Clarence gioca una partita discreta, anche se da lui ci si attende sempre la differenza. Danza tra i nerazzurri e cerca di cucire l'azione. RONALDINHO 6,5 Partita super del brasiliano: corre e inventa a velocità notevole. Dribbling e doppi passi fanno impazzire l'Inter, i lanci morbidi chirurgici, anche da distanza considerevole, sono manna per i compagni. Ne sa qualcossa Jankulovski che, innescato proprio da Dinho, si innesta in area e serve il gol a Pato. PATO 6,5 Le prova davvero tutte il ragazzino: e quasi ci riesce a far impazzire la difesa nerazzurra, con dribbling e controdribbling. In certi frangenti si intestardisce troppo, ma vista la squadra che in certi frangenti lo seguiva poco, stavolta è giustificato. E' sempre un piacere vederlo sgambettare leggero, e si prende anche la gioia dell'undicesimo gol in campionato. COMMENTI A CALDO

Un gol di braccio e una disattenzione ci allontanano ulteriormente dalla vetta, ma il dovere del Milan è puntare sempre in alto: c'è un posto in Champions League da consolidare e un impegno di Coppa Uefa alle porte. Così Mister Carlo Ancelotti al termine di Inter-Milan 2-1. Sulla partita - "Ci siamo trovati sotto 2-0 dopo un primo tempo molto ben giocato. Abbiamo pagato una disattenzione dell'arbitro sul primo gol e una nostra disattenzione sul secondo. Peccato. Io sono soddisfatto di come abbiamo iniziato la partita perchè l'abbiamo giocata esattamente come l'avevamo preparata. L'unico periodo non buono della gara è stato sul 2-0, quando è entrato Inzaghi e ci abbiamo messo dieci minuti di troppo per rimetterci a posto. Sul 2-0 abbiamo rischiato un po' troppo, poi il finale è stato di nuovo ben giocato". Sul gol del vantaggio dell'Inter - "Il gol di Adriano? Per me un fallo di mano è un fallo di mano. Adriano non so se l'abbia fatto volontariamente, però è stato nettissimo e determinante perchè il colpo di testa non sarebbe entrato. Volontario o meno, per me un gol fatto con il braccio è da annullare". Sulla lotta allo scudetto - "C'è dispiacere per aver perso un derby, ma credo che dal punto di vista della condizione fisica e del gioco la squadra stia bene. Stiamo facendo un buon calcio e dobbiamo andare avanti così. Mercoledì c'è la Coppa Uefa, che è un obiettivo importante. E se anche in campionato non ci sarà il primo posto dovremo cercare di restare lì davanti. Obiettivi: consolidare il terzo posto, puntare al secondo e avvicinarci il più possibile all'Inter. Poi, puntare a vincere la Coppa Uefa. Scudetto compromesso? Io so solo che dobbiamo credere di fare sempre il meglio delle nostre possibilità. La strada è lunga per tutti, anche per l'Inter. Ora però concentriamoci sul Werder Brema. Da giovedì ricominceremo a pensare al campionato e al prossimo impegno contro il Cagliari".| 56 | Inter | 32 | Lazio |
| 47 | Juventus | 31 | Udinese |
| 45 | Milan | 27 | Siena |
| 42 | Fiorentina | 27 | Catania |
| 41 | Genoa | 26 | Sampdoria |
| 40 | Roma | 23 | Bologna |
| 37 | Cagliari | 22 | Lecce |
| 36 | Palermo | 20 | Chievo Verona |
| 36 | Atalanta | 20 | Torino |
| 35 | Napoli | 17 | Reggina |
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