Cuore di Drago, ovvero il Milan: a quarant'anni Paolo Maldini è uno splendido campione che sta per terminare una carriera fenomenale e piena di medaglia. Ne è passato di tempo da quel 20 gennaio 1985, quando Nils Liedholm lo lanciò con la maglia numero 14, sulla fascia destra di un Milan ancora non splendente come quello voluto dal Presidente Berlusconi. Paolo, figlio di Cesare ex capitano rossonero del trionfo di Wembley, già con Sacchi si impone come il terzino sinistro più forte del mondo: alla soglia dei vent'anni conquista uno scudetto (che al Milan mancava da 9 anni), 2 Coppe Campioni (l'ultima era del '69) e due Intercontinentali. Il ragazzo esibisce una tecnica sopraffina mixata ad una forza fisica prorompente e ad una precisione chirurgica del tocco. Specialità della casa sono i tackle e gli interventi decisivi: così Maldini diventa il più completo difensore del mondo, e sotto la gestione Capello arrivano altri 4 scudetti (3 di fila) e la terza Coppa Campioni. Stagioni stellari in cui il rendimento di Maldini è stato allucinante, elevatissimo e costantemente perfetto, in una difesa epocale come quella composta da lui, Baresi, Costacurta e Tassotti. Dopo un biennio di fisiologica flessione, per lui e per tutto il Milan, con Zaccheroni torna lo scudetto a Maldini, che nel frattempo ha ereditato da Franco Baresi la fascia di capitano, si scopre eccelso anche in una difesa a tre; il Milan ringiovanisce e rifonda la squadra (2000-02), e l'arrivo di Ancelotti vede un nuovo ciclo entusiasmante. Maldini ora è un centrale di difesa a quattro, una saracinesca impeccabile e insuperabile: mostruoso il suo 2002/03, coinciso con la quarta Champions, ancora più disumana la stagione seguente, una delle migliori del Capitano: scudetto e Pallone d'oro sfiorato. Con Nesta, Paolo forma un binomio sincronizzato e praticamente inespugnabile, la 'Costellazione di Castore e Polluce, i due Dioscuri'. Nel 2004/05 Paolo inizia a centellinare le presenze per preservare fisico e legamenti: ma è comunque prezioso nella corsa del Milan all'ennesima finale di Champions. Paolo segna anche un gran gol, al Liverpool, ma la beffa con i Reds che rimontano tre reti è ancora fresca; la stagione successiva vede Maldini ancora tra i protagonisti (specie con una doppietta alla Reggina, prodezza non certo abituale per un difensore) ma è una stagione di passaggio: nel 2006/07 arriva infatti la quinta Champions League. Un'impresa da sogno per un Milan che affronta un'annata difficile tra mille tormenti (il post calciopoli, l'addio di Shevchenko, un mercato 'impraticabile', i preliminari di coppa), e sempre trainato alla grande dal suo Capitano: in campionato Paolo non gioca sempre, e Ancelotti preferisce metterlo in campo per le euronotti; e ad Atene Maldini alza al cielo l'ennesima coppa, nella rivincita sul Liverpool scandita dai gol di Inzaghi. Doveva essere la sua ultima annata, ma la possibilità di tornare in Giappone per l'Intercontinentale e riprendersi la coppa persa col Boca nel 2003 era forte: ecco dunque un 2007/08 in cui Paolo gioca ancora poco in campionato ma alza l'ennesimo trofeo, il Mondiale per Club appunto. E nella stagione in corso Paolo sta giocando praticamente sempre, stringendo i denti per i dolori alle ginocchia e assaporando le ultime emozioni della sua grande carriera. CLIC: La scheda del capitano.
MALDINI AI RAGGI-X
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